Sindrome di Haglund: Riabilitare od operare?

Tumefazioni locale
Tumefazioni locale

La Malattia di Haglund è una problematica che interessa la regione retro-calcaneare le cui caratteristiche predominanti sono la presenza di una sporgenza ossea supero-posteriore al calcagno (esostosi) con la concomitanza di una borsite posteriore al tendine di Achille e tendinopatia inserzionale del suddetto tendine, oltre ovviamente ad una irritazione superficiale dovuta allo sfregamento.

Eziopatogenesi

Le cause che stanno alla base della sindrome di Haglund non sono certe e le ipotesi a riguardo sono basate principalmente su di una serie di fattori di rischio: il più importante da tenere in considerazione è l‘indossare prevalentemente calzature con la parte posteriore rigida. Altri fattori di rischio per lo sviluppo di tale condizione sono legati invece alla postura: piedi cavi, patologie achillee, tendenza a camminare poggiando lateralmente il tallone, deambulazione prolungata durante la giornata. Queste condizioni, anche se non presenti, non vanno ad escludere obbligatoriamente la possibile insorgenza di tale condizione. Tale patologia si presenta frequentemente negli sportivi, sopratutto agonisti (calcio, marcia,ecc..), diventando ovviamente un serio problema, per la non possibilità di continuare l’attività sportiva praticata. Ed è per questo fondamentale per gli atleti non sottovalutare l’insorgenza di sintomi dolorosi in sede retro-calcaneare sin dai primi giorni.

Segni e Sintomi

Segni alla Rx
Segni alla Rx

Il dolore di norma è localizzato a livello dell’inserzione del Tendine di Achille ed è presente principalmente durante il cammino, reso spesso difficoltoso a tal punto da essere presente anche una zoppia. La causa di tale dolenzia è da attribuirsi all’infiammazione locale dei tessuti molli situati posteriormente al tendine, tra i quali la borsa retro-achillea, ed ai tessuti superficiali della pelle, soggetto a sfregamento e tumefazione per via del rigonfiamento che si è andato a formare. Alla palpazione è presente dolore nella porzione superiore del calcagno, dove è presente la neoformazione ossea, prevalentemente nella parte mediale.

La diagnosi normalmente è tardiva principalmente per via del decorso lento della problematica, spesso quindi sottovalutato dal paziente stesso oltre che dal medico e/o dal fisioterapista.

Una radiografia è senz’altro di aiuto per confermare la diagnosi già intuibile con il solo esame obiettivo e di constatare la presenza dell’espostosi ossea. La Risonanza magnetica può invece aiutare il clinico a verificare eventuali danni a livello del tendine di Achille e delle strutture adiacenti.

Trattamento

Rialzi in Silicone
Rialzi in Silicone

Il trattamento in fase iniziale si basa sull’assunzione di FANS (antinfiammatori) per ridurre la componente infiammatoria e/o Crioterapia per gestire la componente del dolore. In seguito viene suggerito un cambio di calzature momentaneo ed eventualmente anche dei plantari per correggere eventuali disfunzioni di appoggio a livello del piede, ovviamente dopo opportuno esame baropodometrico. Molto utili in alternativa ai plantari può essere l’utilizzo di rialzi in silicone da utilizzare sotto il tallone per ridurre lo stress a livello del tendine di Achille.

Taping NeuroMuscolare
Taping NeuroMuscolare

Per quanto attiene il trattamento di Fisioterapia, esso prevede sostanzialmente un lavoro di scarico su tutta la catena muscolare dell’arto inferiore, ma principalmente a livello della muscolatura della gamba. Come aiuto valido di norma può essere utilizzato un Tape o, molto meglio, un bendaggio funzionale a livello del polpaccio, finalizzato ad evitare eccessive contrazioni del muscolo stesso. Contrazioni isometriche leggere e stretching effettuati in regime domiciliare possono essere un valido modo per conservare il guadagno ottenuto a studio. Come terapia strumentali si sono dimostrate utili anche le Onde d’Urto e, anche se più moderatamente, la Tecarterapia, quest’ultima sopratutto nella modulazione del dolore.

Rimozione chirurgica dell'esostosi
Rimozione chirurgica dell’esostosi

Purtroppo non sempre l’intervento conservativo ottiene il successo desiderato, o perlomeno, non a lungo termine. In questi casi in cui il paziente si ripresenta a distanza di un breve periodo con la stessa sintomatologia si deve obbligatoriamente prendere in considerazione l’approccio chirurgico. 

Tale trattamento consiste nell’asportazione chirurgica dell’esostosi ossea. Solo nei casi in cui il processo lesivo abbia interessato anche il tendine di Achille 
in sede operatoria si provvederà ad eliminare le fibre ormai degenerate e nei casi più gravi reinserire le parti di tendine ormai distaccate dalla loro inserzione. Il recupero, per quanto riguarda le normali attività della vita quotidiana, si ottiene nel giro di una settimana. Per il ritorno alla pratica sportiva i tempi sono ovviamente più lunghi e valutabili solo da caso a caso ed in base allo sport praticato.

Dott. Basile Enzo

Vedi anche: Tendine d’Achille e Tendinopatia: guida completa alla diagnosi ed al trattamento

 

 

 

 

4 commenti

Manuel

Ciao Enzo,
per favore sapresti indicarmi i riferimenti bibliografici sull’efficacia della tecarterapia sulla sindrome di Haglund?
Grazie
Un saluto

Manuel

    Fisiosport

    Ciao Manuel. Per la Tecarterapia non esistono riferimenti bibliografici per nessuna patologia.
    In riferimento infatti sulla sindrome di Haglund, ho voluto appunto specificare che può essere utilizzata “per la modulazione del dolore”. Non avendo una casistica di centinaia di questi casi, personalmente non mi azzarderei mai a dire che è efficace come CURA, ma solo per ridurre la sintomatologia (e quindi il dolore, non la condizione).

    Ti vorrei rendere partecipe del perché di questo articolo. E’ stato scritto in seguito ad un mio ultimo caso di questo tipo. Purtroppo la condizione era parecchio avanzata e diagnosticata tardivamente. Abbiamo però ottenuto un eccellente risultato sulla sintomatologia proprio con bendaggio funzionale classico, rialzi e cambio calzature (no plantari), oltre che ovviamente con un lavoro sulla muscolatura.
    La tecarterapia è stata utilizzata solo nelle prime tre sedute per ridurre l’edema con risultati incoraggianti. Personalmente è principalmente è quasi solo per questo che sfrutto la Tecarterapia: sugli edemi ed anche sulla modulazione del dolore (innalzamento termico, biostimolazione, ecc..).
    Con il paziente in questione tutto ciò purtroppo non è servito, a distanza di due mesi la sintomatologia è ritornata esattamente come prima. Nonostante la risoluzione dei sintomi, l’esostosi era ovviamente ancora presente. Le onde d’Urto nemmeno le avevo prese in considerazione sia per le dimensioni dell’esostosi su cui non avrebbe ovviamente avuto nessun effetto, sia per la dolorabilità. La soluzione ora è l’intervento. Qualsiasi altra ipotesi la escluderei, in accordo con il medico ovviamente.

Saitz

Purtroppo la mia diagnosi e questa che trattate calcagno di Haglund. Un anno e mezzo di sofferenza ..non tanto di dolore..quanto di difficoltà a camminare..non parliamo quella di fare sport che essendo un sportivo mi manca moltissimo.
Che tipo di antiffiamatorio potrei provare visto che al momento come terapie ho provato proprio tutto.

    Fisiosport

    Innanzitutto buonasera e scusi il ritardo nella risposta. Mi dispiace per la sua condizione e capisco le problematiche che ne derivano. Purtroppo se le è stata diagnosticata questa problematica ed è un anno che se la porta appresso non è detto che un antinfiammatorio possa essere di grande aiuto. Sarebbe opportuno fare delle ricerche più approfondite o pensare a terapie ad oggi non prese in considerazione, ma solo dopo opportuna visita valutativa. Per ulteriori delucidazioni non esiti a mandarmi un messaggio via e-mail a basileenzo@fisiosportpavona.it, dove può indicarmi ulteriori informazioni tramite le quali poterla aiutare anche se a distanza. Saluti

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